Claudio Berlingerio e Tiziana Kert, titolari della struttura di accoglienza per anziani di Trieste, ci raccontano le ultime frontiere normative.

Proprio dove lo psichiatra Franco Basaglia metteva a punto la sua rivoluzione nel trattamento del disagio mentale, muove i primi passi un altrettanto importante cambio di paradigma. Quello legato al mondo degli anziani e delle persone non autosufficienti, come ci spiegano Claudio Berlingerio e Tiziana Kert, amministratori di Ad Maiores, casa di riposo fondata a Trieste 35 anni fa.

Il termine casa di riposo è riduttivo perché la struttura situata nel centro di Trieste, oltre ad essere dotata di ogni comfort, mette a disposizione assistenza e possibilità di cure mediche a tutto tondo. Una sorta di triplice specializzazione: accanto alla concezione tradizionale di assistenza, coesiste la possibilità di curare la fase di post-acuzia, quindi una riabilitazione che si apre sul territorio. L’approccio è incentrato sui bisogni del singolo assistito, in una personalizzazione totale. Alti standard di cucina, gite fuori porta, incontri culturali, possibilità di uscire liberamente dalla struttura: sono queste le parole chiave. E sono davvero innovative nella società contemporanea che vede sempre più spesso l’anziano come un peso.

Ad Maiores, che conta circa trenta dipendenti altamente specializzati, è però un’eccezione nel panorama delle case di riposo della città. Ad oggi se ne contano circa 90, molte delle quali si trovano in difetto rispetto al regolamento regionale del 2008. Sono passati quasi dieci anni e ancora non è stato applicato: molti appartamenti sono stati adibiti a centri polifunzionali, che soltanto all’apparenza rispettano gli standard normativi. Un piccolo risparmio per i pazienti, a forte discapito della qualità.

«L’auspicio è che si metta mano alla legge al più presto – sottolineano Berlingerio e Kert – solo così gli ospiti e i loro familiari eviteranno brutte sorprese durante la scelta di una casa di riposo».